@pentedattilo

Pentedattilo
Posto a 250 metri s.l.m. Pentedattilo sorge arroccato sulla rupe del Monte Calvario, dalla caratteristica forma che ricorda quella di una ciclopica mano con cinque dita, e da cui deriva il nome: penta + daktylos = cinque dita. Sfortunatamente alcune parti della montagna sono crollate ed essa non presenta più tutte e cinque le “dita” ma rimane comunque un posto affascinante e pieno di mistero, uno dei centri più caratteristici dell’Area Grecanica. Quello che era l’antico paese è risultato, fino a pochi anni or sono, quasi del tutto abbandonato: la popolazione era infatti migrata leggermente più a valle formando un nuovo piccolo centro dal quale si poteva ammirare il vecchio paese fantasma

La storia
Prima colonia calcidese nel 640 a.c., fu fiorente centro economico della zona; poi strategico centro militare per la sua posizione di controllo sulla fiumara Sant’Elia, strada privilegiata per raggiungere l’Aspromonte. Poi fu il momento dei saccheggi al tempo dei saraceni. Quindi nel XII secolo, conquista normanna e, con molte delle terre vicine una baronia affidata alla famiglia Abenavoli dal re Ruggero d’Altavilla.
Col passare del tempo l’egemonia feudataria degli Abenavoli si restrinse e il governo del paese passò prima alla nobile famiglia reggina dei Francoperta, quindi venduto all’asta dal Sacro Regio Consiglio per 15.180 ducati alla famiglia degli Alberti insieme al titolo di marchesi. Ed è qui che la storia diventa leggenda.

La strage
E’ la strage degli Alberti. Protagonisti di questa terribile vicenda furono i membri di due nobili famiglie; quella degli Alberti, marchesi di Pentedattilo, e quella degli Abenavoli, baroni di Montebello Ionico ed ex feudatari di Pentidattilo. Fra le due famiglie per lungo tempo vi era stata un’accesa rivalità per questioni relative a confini comuni; ma nell’anno 1860 narra la storia che le tensioni fra le due casate sembravano andare scemando. In quel periodo il barone Bernardino, capostipite della famiglia Abenavoli, aveva deciso di prendere in moglie Antonietta, figlia del marchese Domenico Alberti. Quest’ultimo morì nel 1685. Al suo posto gli succedette il figlio Lorenzo, che alcuni mesi dopo la morte del padre sposò Caterina Cortez, figlia del Viceré di Napoli. In occasione proprio di questo matrimonio, da Napoli giunse in Calabria un lungo e sontuoso corteo, che tra i suoi ospti contava anche il Viceré con la moglie e il figlio Don Petrillo Cortez. Fu proprio in questa occasione che Don Petrillo conobbe Antonietta. Complice anche una malattia, rimase a lungo nel vecchio borgo di Pentedattilo, innamorandosi perdutamente della ragazza. Qualche tempo dopo chiese dunque a Lorenzo di poter sposare Antonietta ed il marchese Alberti acconsentì alle nozze della sorella.
La notizia del fidanzamento mandò però su tutte le furie il barone Bernardino Abenavoli che, ferito nei sentimenti e nell’orgoglio, decise di vendicarsi. Così nella notte del 16 aprile 1686 Bernardino, grazie al tradimento di Giuseppe Scrufari, servo infedele degli Alberti, si introdusse all’interno del castello di Pentedattilo con un gruppo di uomini armati. Uccise nel sonno Lorenzo sparandogli prima e poi finendolo con 14 pugnalate. Assieme al suo manipolo di uomini poi prese d’assalto il castello uccidendo gran parte degli occupanti compreso Simone Alberti, fratellino di 9 anni di Lorenzo.
Dopo la strage Bernardino trascinò nel suo castello a Montebello Ionico l’ostaggio Don Petrillo Cortez e l’amata Antonietta, che sposò nella chiesa di San Nicola il 19 aprile 1686. La notizia della strage in pochi giorni però giunse al Governatore di Reggio, e allo stesso Viceré Cortez che inviò una vera e propria spedizione militare. L’esercito, sbarcato in Calabria, attaccò il Castello degli Abenavoli, liberò il figlio del Viceré e catturò sette degli esecutori della strage (compreso lo Scrufari), le cui teste furono tagliate ed appese ai merli del castello di Pentedattilo.
Il barone Abenavoli, grazie a vari espedienti e appoggi, riuscì a sfuggire alle truppe del Viceré insieme ad Antonietta e, dopo aver affidato la moglie ad un convento, scappò prima a Malta ed in seguito a Vienna dove entrò nell’esercito austriaco. Avrebbe trovato la morte il 21 agosto del 1692, ucciso durante una battaglia navale.
Antonietta Alberti, il cui matrimonio con Bernardino fu annullato dalla Sacra Rota nel 1690 perché contratto per effetto di violenza, finì i suoi giorni nel convento di clausura di Reggio Calabria, consumata dal dolore e dell’angoscia di essere stata lei l’involontaria causa dell’eccidio della sua famiglia. Tante le leggende che attorno a questa strage hanno preso vita ai piedi della roccia di Pentedattilo. La più comune, arrivata ai giorni nostri, racconta proprio che quel colore rosso intenso che ammanta la roccia dalla forma di una mano al tramonto sia proprio il colore del sangue della mano del barone Abenavoli. Di certo c’è che ancora oggi nelle lunghe e buie notti di inverno quando il vento sale dal mare lungo la fiumara, sembra ancora di sentire le urla di quella notte di sangue.

La rinascita del borgo
Nel secolo successivo la strage, esattamente nel 1783 Pentedattilo fu gravemente danneggiato da un devastante terremoto, e in seguito al sisma iniziò un costante flusso migratorio verso Melito Porto Salvo che perdurò sino al periodo risorgimentale; proprio a causa dello spopolamento nel 1811 il comune fu trasferito a Melito Porto Salvo e Pentedattillo ne divenne frazione. A metà degli anni sessanta il paese fu completamente abbandonato fino ai primi anni ottanta, quando fu riscoperta da giovani ed associazioni. Iniziò così un lento cammino di recupero ad opera di volontari provenienti da tutta Europa. Solo ultimamente nel borgo sta risorgendo una serie di attività: artigiani locali hanno aperto alcune botteghe per la vendita dei propri prodotti, ed è presente un ristorante. Il parziale ripristino del borgo ha compreso il rifacimento della pavimentazione della stradina principale ed il restauro di alcuni edifici.Ogni estate Pentedattilo è tappa fissa del festival itinerante Paleariza, importante evento della cultura grecanica nel panorama internazionale. Inoltre ospita tra agosto e settembre il Pentedattilo Film Festival, festival internazionale di cortometraggi, che unisce magicamente cinema e territorio.