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Le grotte di Tremusa

Melia di Scilla e Solano in Aspromonte sono due delle frazioni del territorio reggino, note sin dall’antichità. Ai tempi dei Romani, trovavano spazio nelle cronache del tempo perché sito di passaggio della via Popilia, quella per intenderci dove erano dislocate le stazioni della posta. Da Solano, sito anche della dogana per chi si dirigeva verso lo Stretto, il passaggio attraverso il torrente Favazzina, portava fino a Melia. Obbligo per chi arrivava in questo luogo, il passaggio in quelle che ancora oggi sono chiamate le grotte di Tremusa. Piccole gallerie che qualcuno voleva rifugio dei briganti ma dall’indubbio fascino. Esse vennero esplorate per la prima volta dagli speleologi bolognesi del Cai nel 1984. Tanti quelli che successivamente sono entrati a caccia di qualche segreto nascosto, animati più dalla curiosità che da spirito scientifico. Le Grotte di Tremusa o anche dette anche di Lamia, sono ricche di Stalattiti e Stalagmiti. Leggenda vuole che “ Lamia”, il secondo nome di queste caverne, fosse un mostro con il volto di donna e corpo di serpente che si credeva succhiasse il sangue ai bambini. Il suo nome Tremusa invece avrebbe il significato di Tre Muse. Qualcuno dice che proprio all’interno dei cunicoli fossero nascoste delle statue. Probabile invece la presenza al tempo di monaci basiliani. Di certo è che l’origine di queste grotte risale alla notte dei tempi. Ancora oggi è possibile vedere numerosi fossili, simili a quelli presenti nelle campagna di Terreti. Conchiglie che a volte si presentano in maniera solitaria, altre in averi e propri accumuli. Indubbiamente un luogo che val bene una gita fuori porta.