@pietracappa

Se è vero che tipica dei pendii aspro montani è la presenza della grandi rocce, Pietra Cappa per la sua imponenza è divenuta ormai una dei simboli per eccellenza del Parco, conosciuta da tutti gli appassionati di escursionismo d’Europa. È lei a dominare quella che le guide hanno ribattezzato la vallata delle Grandi Pietre. Tra castagni, lecci, mirto ed eriche si ergono in questa zona raggiungibile da Natile Vecchio i grossi monoliti. Le Rocce di San Pietro, Pietra Tonda, e altre ancora tutte con grotte ed anfratti che richiamano ai paesaggi della Cappadocia. Non un caso forse che proprio dall’Oriente qui durante il Medioevo, molti eremiti basiliani, vennero a trovare silenzio e solitudine. Spesso ancora è possibile ammirarne i resti come nel caso della chiesetta di San Giorgio, poco lontano dal casello della Forestale. Punto di riferimento per i vecchi eremiti di cui oggi restano solo pochi ruderi. Alcuni elementi invece sono stati conservati nel Museo della Magna Grecia di Reggio e nel Santuario della Madonna di Polsi. Pietra Cappa con i suoi oltre 100 metri di altezza, da sempre vive avvolta nella leggenda. Diverse sono le versioni esistenti, anche se fondamentalmente legate al bene e al male. Come in molte altre storie da queste parti, si dice che il male sia stato rinchiuso all’interno della roccia per non poterne uscire mai più. Si narra ad esempio che lo stesso Gesù venne perseguitato dal demonio fin quando questo ultimo venne ricacciato proprio nei freddi e scuri anfratti della roccia per sempre. Altra storia è quella legata sempre alla  tradizione cristiana, per cui un giorno, Gesù con i suoi discepoli si fermò sulla costa Jonica reggina. Presi dalla sete e dalla fame dopo tanto peregrinare, San Pietro si rivolse al Maestro che, confidando nell’aiuto del Padre, ordinò ai suoi discepoli di prendere un sasso e portarlo fino al fiume. San Pietro, portò lui un sasso piccolo. Sul greto del fiume, il povero Pietro vide punita la sua malizia, quando gli altri che con fatica avevano raccolto e trasportato massi ben più grandi, si trovarono tra le mani grandi e calde pagnotte. Il Maestro però voleva essere sicuro che Pietro avesse imparato la lezioni e ordinò nuovamente ai suoi discepoli di raccogliere le pietre. Questa volta Pietro scelse un masso pesantissimo. A sera la seconda lezione, quando le rocce vennero indicate dal Maestro per giaciglio. Fu allora, narra la leggenda, che Pietro chiese lui di far rimanere quella pietra lì per l’eternità. La pietra gonfiò tanto da assumente le proporzioni del monolite che oggi tutti conosciamo. Ammantato di storia e leggenda anche l’origine del nome di Pietra Cappa che molti indicherebbero in una traduzione di cono rovesciato. Il viaggio per arrivare a vedere da vicino questa meraviglia, non è certo breve, ma ne vale la pena. Quasi due ore di macchina da Reggio Calabria, poi su verso Platì e poi Natile Vecchio. Un vecchio borgo tutto da riscoprire. Poi ancora in auto fino alle grandi scale di roccia. Da li il viaggio a piedi in un sottobosco che muta incredibilmente al cambiare della luce. Piccolo momento di ristoro con l’acqua della fontana vicino al casello della forestale, quindi l’ultima salita fino alla cima della vallata delle Grandi Pietre.