Stappato il Novello: 80mila bottiglie prodotte in Calabria

Da www.telereggiocalabria.it: L’ autunno porta la prima bontà di Bacco e produzione enologica: il vino novello. Infatti,anticipato al 30 ottobre è stato stappato e può essere commercializzato il vino novello anche da parte di tutte le prestigiose cantine vinicole calabresi. Il vino novello, in Calabria si attesta con una produzione di circa 80mila bottiglie con una diminuzione di oltre il 30%, dovuta sia alla vendemmia più contenuta che ha indotto i produttori a riservare al novello un quantitativo minore di bottiglie rispetto al solito. Ma comunque nei ristoranti, agriturismi e nei pranzi del lungo fine settimana, molte famiglie degusteranno il vino novello abbinandolo alle castagne la cui produzione risulta praticamente dimezzata per la lunga estate calda ma anche per l’attacco di un parassita il “Cinipide galligeno del castagno” che proveniente dalla Cina sta distruggendo le nostre coltivazioni. Il novello – ricorda la Coldiretti – arriva sul mercato, secondo quanto previsto da un decreto ministeriale, con due settimane di anticipo rispetto al concorrente beaujolais nouveau francese. I prezzi delle bottiglie di novello sono stabili e variano in Calabria- sottolinea la Coldiretti – su valori compresi tra i quattro e i sei euro a bottiglia. Il “vino da bere giovane”, che negli ultimi anni ha perso un pò di appeal, è nato negli anni ‘ 50 in Francia nella regione Beaujolais e le sue caratteristiche sono determinate dal metodo di vinificazione utilizzato che è stato messo a punto dal ricercatore francese Flanzy ed è – continua la Coldiretti – profondamente diverso da quello tradizionale: le uve del novello, infatti, non vengono pigiate e successivamente fermentate come nel caso dei vini tradizionali, ma viene invece effettuata la fermentazione direttamente con gli acini interi in modo che solo una piccola parte degli zuccheri presenti si trasformi in alcool, conferendo al vino il caratteristico gusto amabile e fruttato.

Le ultime da Incontriamoci Sempre

Dal 28 ottobre e per tutte le domeniche e’ partita la splendida avventura con l’Asd Bocale ed il Ducati club di Reggio presso la sede di Incontriamoci Sempre nella stazione Fs di Reggio Calabria S. Caterina  – la prima con il pranzo condiviso con persone che vivono in questa fase un particolare momento di disagio economico ha registrato un grande momento di arricchimento delle nostre coscienze,vista anche la presenza di tanti bambini che dopo pranzo hanno potuto gioire grazie ai giochi organizzati dai nostri volontari e dagli amici della parrocchia di S. Caterina – quindi,le attivita’ della nostra associazione per il periodo invernale incominciano a prendere forma,infatti il 7 novembre partira’ un corso di ballo di tarantelle del sud, sara’ diretto dalla bravissima Giovanna Scarfo’ cantante e ballerina dei Taranproject, l’11 novembre la nostra associazione sara’ impegnata con altre associazioni del comune di Motta San Giovanni ad una festa dei sapori dell’autunno e con il concerto che richiamera’ per l’appunto le nostra cultura e tradizione- il nostro impegno continuera’ con il ricco programma natalizio che e’ in fase di allestimento,anche quest’anno nel solco della nostra tradizione, sara’ incentrato sulla solidarieta’ con la devoluzione a fini benefici del ricavato di alcune manifestazioni – Pino Strati Pres. Ass. Incontriamoci Sempre

ARRIVA IL TOUR SENZAFRONTIERE DI SANDRO JOYEUX

Riceviamo e pubblichiamo: Con l’avvicinarsi della stagione degli agrumi, ecco tornare sempre più numerosi i lavoratori stagionali che si riversano nella Piana di Gioia Tauro ogni anno, in cerca di lavoro nei campi. E con il loro ritorno, riemergono tutte le problematiche legate da una parte all’accoglienza di questi lavoratori, presenze scomode quanto indispensabili al settore agrumicolo, e dall’altra alla crisi del mondo dell’agricoltura, oppresso dalla Grande Distribuzione Organizzata e dalle Politiche Agricole Comunitarie.
Dai fatti di Rosarno del 2010 la consapevolezza di questi lavoratori è cresciuta, come dimostrato nei giorni dello sciopero di Nardò e nelle tante iniziative da loro promosse, che hanno permesso di svelare le diverse “Rosarno” tenute nascoste e sparse su tutto il territorio nazionale. Questi luoghi di sfruttamento ed emarginazione sono stati oggetto di un tour che ha visto viaggiare il cantante e musicista francese Sandro Joyeux tra Foggia e Potenza, tra Castel Volturno e Saluzzo, in tutte quelle cittadine tristemente note ai migranti nelle loro peregrinazioni su e giù per la penisola, seguendo le varie stagioni di raccolta. La musica di Sandro è un vero ponte tra l’Europa e l’Africa, e durante i suoi concerti accade spesso che gli africani presenti si emozionino nel vedere un bianco suonare la loro musica e cantare nei loro dialetti.
Questo tour si chiuderà dove un po’ tutto ha avuto inizio: nella città che ha drammaticamente portato all’attenzione del mondo intero la situazione in cui versano i lavoratori stagionali nelle campagne italiane, ma anche nella città dove, grazie all’impegno di AfriCalabria e delle associazioni che con essa lavorano, si è costituita una rete nazionale di realtà che ha organizzato, tra le altre cose, proprio il tour di Sandro.
Il Tour SenzaFrontiere in Calabria vedrà tre appuntamenti, tre momenti di incontro, di scambio e di festa, ma anche occasioni per conoscere le diverse attività di AfriCalabria, come la scuola di italiano e francese dedicata al giovane gambiano Marcus Kante, morto a Rosarno per una banale polmonite e che tra poco riaprirà i battenti, e la campagna SOS Rosarno giunta alla terza edizione.
Giovedì 1 novembre l’incontro che lancerà un messaggio di solidarietà, accoglienza e fratellanza, si terrà alla tendopoli di San Ferdinando, che ospita diversi lavoratori africani. Sabato 3 novembre, a cura del Kollettivo Onda Rossa, il tour SenzaFrontiere si trasferirà in Piazza della Repubblica di Cinquefrondi. Domenica 4 novembre, a cura del c.s.o.a. Cartella, l’appuntamento conclusivo a Piazza Camagna. Durante i tre appuntamenti, che inizieranno tutti alle ore 17.00, Sandro Joieux sarà accompagnato da Giovanni Squillacioti, apprezzato percussionista dei Mattanza. – AfriCalabria, Donne e uomini senza frontiere, Kollettivo Onda Rossa, c.s.o.a. Angelina Cartella

Al Museo dello Strumento Musicale “dall’Arpa alla Zampogna”

A meno di due giorni dall’evento, cresce l’entusiasmo attorno alla Rassegna sugli strumenti musicali “dall’Arpa alla Zampogna”, che in questa prima edizione vede protagonista l’Arpa. I preparativi, messi in atto dal Museo dello Strumento Musicale, stanno vedendo il loro culmine dopo mesi di impegno e dedizione da parte di ognuno dei componenti.
Si svolgerà nei giorni 1, 2 e 3 novembre prossimi al Museo dello Strumento Musicale. Un appuntamento che rappresenta, sicuramente, una rilevante occasione di promozione e valorizzazione del nostro territorio, facendo della nostra città e del Museo dello Strumento Musicale, un importante riferimento nel panorama Musicale e Museale italiano.
Si tratta di un progetto che vuole passare in rassegna, in ordine alfabetico ed uno alla volta, gli strumenti musicali. Ci saranno interventi di esperti, cultori, produttori, musicisti e appassionati che, in sinergia con i soci ed il patrimonio del Museo, daranno vita a momenti conoscitivi e celebrativi unici. Per il 2012 si parte dalla A, “A come Arpa”, come recita il titolo di questa edizione nella quale sarà presentato lo strumento nelle sue varianti culturali ed organologiche: arpa africana, arpa paraguaiana, arpa celtica, arpa eolia, arpa classica. L’evento è realizzato con la collaborazione del Conservatorio di musica “F. Cilea” di Reggio Calabria e della ditta Salvi, prestigiosa azienda produttrice di arpe e dell’Agenzia Borghi Solidali. Il programma di ogni giornata della rassegna prevede la realizzazione di seminari e workshop sui vari tipi di Arpa e sull’Arpaterapia, la visione di video e dimostrazioni dal vivo, e troverà il suo culmine in una performance musicale. Con docenti come il M° Davide Burani, il M° Raul Moretti ed anche il M° Silvia Castagnola. La direzione artistica è affidata a Donata Mattei, arpista, docente di arpa al Conservatorio “F.Cilea” insieme con Maria Cristina Caridi, arpista, docente di arpa ed educazione musicale, mentre referente per il territorio è Cristina Priolo, arpista.
Nella serata del 2 novembre al Teatro Odeon alle ore 20:30 suonerà per la prima volta a Reggio Calabria l’Ochestra Italiana di Arpe, in occasione di questo prestigioso concerto, l’organizzazione ha deciso di riservare i posti della prima fila ai bambini. ” I bambini meritano di seguire con più attenzione rispetto agli adulti, questo genere di eventi culturali” – spiega il Direttore del Museo, Arch. Pasquale Mauro – ” Poiché se vogliamo preservare la cultura dobbiamo proporla proprio ai nostri figli, dando loro tutti gli strumenti per goderne.” Un’iniziativa messa in atto proprio per avvicinare i giovani alla cultura. Ed proprio con i giovani stessi, come ci spiega Maria Cristina Caridi, che la sera successiva si terrà il concerto della Scuola di Arpa Popolare di Viggiano (PZ) presso il Teatro di Roghudi Nuovo introdotto dall’Ensemble di Arpe dell’Istituto Comprensivo “De Gasperi – Padre Catanoso” Reggio Calabria, realizzato in collaborazione con Borghi Solidali.
Grande spazio avrà la musicoterapia ed in particolare l’Arpaterapia, che risulta essere uno strumento sempre più importante ed utilizzato nel campo medico.
Si tratta di una iniziativa unica nel suo genere, che ha un bacino di utenza sicuramente non legato ai confini regionali o nazionali, una tre giorni dedicata all’arpa, come primo mattone di un più grande progetto chiamato appunto “dall’Arpa alla Zampogna”.
L’evento gode del sostegno della Calabria Shipping Agency e il patrocinio dell’Ordine dei medici Chirurghi e Odontoiatri di Reggio Calabria, del IPASVI – Collegio degli Infermieri della provincia di Reggio Calabria e dell’Azienda Ospedaliera Bianchi Melacrino Morelli di Reggio Calabria. (MuStruMu)

Dolcetto o scherzetto?

Dolcetto o scherzetto? Conto alla rovescia per la festa di Halloween. Le vetrine dei negozi già impazzano di horror per la notte del 31 ottobre: streghette, ragnatele e l’immancabile zucca colorano la vigilia di Ogni Santi. Già perché dovete sapere che sebbene molti siano quelli pronti a giurare che il tutto sia solo una festa commerciale importata dal mondo anglosassone,  “All Hallow even”, (trad: la vigilia di Tutti i Santi) ha origine molto antiche. Spulciando qua e la scopriamo infatti che nel Bel Paese le sue origini potrebbero addirittura risalire alla festa romana dedicata a Pomona (dea dei frutti e dei semi) e in quella dei morti chiamata Parentalia. Tradizione simile nel mondo anglosassone viene collegata al culto celtico di Samhain. Una sorta di passaggio dalla luce al buio, che chiudendo un ciclo e aprendone un altro, è come una sorta di capodanno in cui i confini tra i mondi diventano più sottili, permettendo qualche scappatella da un mondo ad un altro.
Di certo c’è quella convinzione un po pagana quanto arcaica legata proprio alla terra e alle società rurali. Il passaggio di stagione tra l’esplosione di vita della primavera-estate e quei mesi dell’anno  “dormienti” dell’autunno- inverno. Nel immaginario arcaico: un momento di passaggio che permetteva appunto in questa notte, il contatto tra il mondo dei morti e quello dei vivi. I contadini delle campagne irlandesi e scozzesi credevano che in questa notte alcuni spiriti di defunti malvagi potessero recargli del male. Perciò si travestivano da mostri, orchi, fantasmi e altri personaggi terrificanti, per spaventare gli spiriti o confondersi fra di essi e non essere molestati. Ecco spiegato il motivo del travestimento horror che ancora oggi accompagna questa festa. Anche dalle nostre parti, sono sempre esistite tradizioni in tal senso sebbene non legate strettamente alla mitica zucca che resta comunque anche da noi un frutto tipico di stagione. Ad esempio lasciare una candela accesa, o apparecchiare a tavola in questa sera un posto in più, proprio per illuminare la strada nel primo caso e nel secondo, una sorta di omaggio ai defunti che sarebbero tornati in visita. Un po come la tradizione della notte di San Giovanni.

Certo i tempi cambiano. Quindi che siate tradizionalisti o no, se avete bimbi piccoli, sapere tutto di Halloween è un “must”. Iniziano con la leggenda di Jack O Lantern da cui tutto ha inizio. Wikipedia in questo caso ci aiuta a colmare le nostre lacune. Leggiamo insieme: “L’usanza di Halloween è legata alla famosa leggenda dell’irlandese Jack, un fabbro astuto, avaro e ubriacone, che un giorno al bar incontrò il diavolo. A causa del suo stato d’ebrezza, la sua anima era quasi nelle mani del diavolo, ma, astutamente, riuscì a far trasformare il diavolo in una moneta promettendogli la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. Jack mise il diavolo nel suo borsello, accanto ad una croce d’argento, cosicché egli non potesse ritrasformarsi. Allora il diavolo gli promise che non si sarebbe preso la sua anima nei successivi dieci anni e Jack lo lasciò libero.Dieci anni dopo, il diavolo si presentò nuovamente e Jack gli chiese di raccogliere una mela da un albero prima di prendersi la sua anima. Al fine di impedire che il diavolo discendesse, il furbo Jack incise una croce sul tronco. Soltanto dopo un lungo battibecco i due giunsero ad un compromesso: in cambio della libertà, il diavolo avrebbe dovuto risparmiare la dannazione eterna a Jack. Durante la propria vita commise tanti peccati che, quando morì, rifiutato dal paradiso e presentatosi all’Inferno, venne “cordialmente” scacciato dal demonio che gli ricordò il patto ed era ben felice di lasciarlo errare come anima tormentata. All’osservazione che era freddo e buio, il demonio gli tirò un tizzone ardente (eterno in quanto proveniente dall’Inferno), che Jack posizionò all’interno di una rapa che aveva con sé. Cominciò da quel momento a girare senza tregua alla ricerca di un luogo di riposo sulla terra. Halloween sarebbe dunque il giorno nel quale Jack va a caccia di un rifugio. Gli abitanti di ogni paese sono tenuti ad appendere una lanterna fuori dalla porta per indicare all’infelice anima che la loro casa non è posto per lui.Quindi, inizialmente, la verdura utilizzata come lanterna era la rapa. Successivamente, però, a causa della grande “carestia delle patate” in Irlanda, moltissimi irlandesi emigrarono in America, sostituendo alla rapa la più diffusa zucca americana.

Adesso prepariamo la nostra zucca per riportare “in vita” mister Jack O’Lantern. Scegliete una zucca di quelle dalla forma tonda e abbastanza grande (non pensate proprio ad utilizzarla in cucina dopo averla usata per Halloween). Quindi, armatevi di un coltellino piccolo e uno normale da cucina. Per prima cosa togliete il cappello superiore della zucca, quanto basta per poterci infilare dentro la mano. Inizia la pulizia interna: tolti tutti i semi con le mani, iniziate a scavare sui bordi. Quando siete riusciti a completare lo svuotamento, intagliate (è meglio se disegnate prima il tutto con una matita) la “faccia” di jack. Occhi, naso, bocca. Finito. Adesso asciugate il tutto e trovare una piccola candela da infilarci dentro. Se siete già all’opera e manca molto prima della cena, il consiglio è di lasciare il tutto nel congelatore, ma anche il frigo va bene se non avete spazio.

A questo punto: “When witches abound and ghosts are seen your fate you‘ll learn on Halloween” (Quando le streghe abbondano e fantasmi vengono avvistati scoprirai il tuo destino nel giorno di Halloween)

Fonti : Itali@magazine e Wikipedia

A Bova la mostra di Gerhard Rohlfs

Da www.telereggiocalabria.it: È stata inaugurata a Bova la mostra dedicata dal Parco nazionale dell’Aspromonte alle fotografie scattate da Gerhard Rohlfs in Calabria tra il 1923 e il 1924. Si tratta di immagini di grande impatto emotivo che descrivono una Calabria antica ma che non è difficile ancora oggi riconoscere in molti angoli della nostra regione.
Rohlfs è conosciuto a livello internazionale soprattutto come filologo, linguista e glottologo, ma guardando le sue fotografie ci si rende conto che i due lavori appaiono indissolubili; anche e forse soprattutto attraverso le sue fotografie si avverte plasticamente l’intensità, la meticolosità, la passione con cui lo studioso tedesco ha realizzato le sue ricerche nel meridione d’Italia e nella nostra regione in modo particolare. Si tratta di immagini con una densità narrativa eccezionale che, come ha evidenziato il prof. Panzarella, curatore della mostra, “rappresenta una scelta consapevole dello studioso tedesco, un racconto puntuale e deciso”.
“Per Rohlfs la fotografia è stata l’altro linguaggio a supporto della comunicazione verbale, ha aggiunto Panzarella. Fotografare per lui significava andare oltre la parola, fermare un modo di vivere, cogliere il silenzio interiore, la verità di una condizione umana o, diciamo, addirittura il segno di un destino”.
All’inaugurazione ha partecipato Eckart Rohlfs, figlio del filologo tedesco. “Bova – ha dichiarato – è stato il fulcro del decennale lavoro di ricerca di mio padre. La sua ricerca si occupò innanzitutto della storia della lingua italo-greca di questa regione e incluse in modo coerente molti aspetti della cultura di questo territorio. Tutto è riconducibile alla cultura – ha sottolineato Eckart Rohlfs – come noi viviamo, come vestiamo, mangiamo, lavoriamo, comunichiamo, amiamo. Di questo – ha concluso – parlano e raccontano le fotografie di questa mostra, che rappresentano ormai la storia culturale di questo territorio”.
La mostra sarà visitabile sino a Natale nel Centro visita del Parco Nazionale dell’Aspromonte ospitato presso il bellissimo Palazzo Tuscano e nelle sale del vicino Palazzo Mesiani.

Omaggio a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia

Promosso dall’Associazione Culturale Anassilaos si terrà martedì 30 ottobre alle ore 18,00 presso la Sala San Giorgio al Corso l’omaggio a Franco Franchi (Palermo,18 settembre 1928-Roma 9 dicembre 1992), nel 10° Anniversario della morte, e a Ciccio Ingrassia (Palermo, 5 ottobre 1922-28 aprile 2003), nel 90° Anniversario della nascita, i due attori siciliani che sono stati protagonisti assoluti del cinema comico italiano degli anni Sessanta e Settanta nonostante le riserve dei critici del tempo che li considerarono con certo disprezzo soltanto dei guitti. Dei 114 film interpretati dalla coppia soltanto pochi oggi possono resistere al vaglio del pubblico ma non c’è dubbio che tali pellicole sono lo specchio di un’epoca e nella loro comicità costituiscono una denuncia, seppur blanda, delle abitudini e dei difetti della società italiana. Non bisogna dimenticare, inoltre, che essi recitarono anche con registi e attori di primo piano, italiani e stranieri: Totò, Modugno, Gassman, Manfredi, Keaton, Vincent Price. A lanciarli nel cinema, dopo una dura gavetta da avanspettacolo, fu Domenico Modugno nel film “Appuntamento ad Ischia” che – si racconta – li conobbe a Reggio Calabria nel 1958 nel corso di uno spettacolo. Da allora per la coppia fu un susseguirsi di pellicole che ebbero sempre un grande successo di pubblico ma – come si diceva- ben poco apprezzamento da parte dei critici cinematografici che considerarono i loro film “trash”. Oltre al cinema, di cui occorre segnalare la partecipazione, insieme a Totò, nell’episodio del film Capriccio all’italiana diretto da Pasolini  Che cosa sono le nuvole?, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia ebbero una ribalta nazionale nel “Rinaldo in campo” di Garinei e Giovannini (memorabile il brano musicale “tre somari e tre briganti” interpretato dai comici e da Modugno) e più tardi in numerosi programmi televisivi di successo. Da segnalare la partecipazione nel ruolo del gatto e della Volpe nel Pinocchio televisivo diretto a Luigi Comencini per la RAI nel 1972.

A Cardeto torna la Sagra della Castagna

da www.telereggiocalabria.it: Domenica 28 ottobre dalle ore 16,00 si terrà a Cardeto la XVII edizione della “Sagra della Castagna”. Questa manifestazione, che si svolge ogni anno l’ultimo Week End di ottobre, ha ottenuto sin dalla prima edizione un notevole successo, sia per la bontà stessa e la versatilità di ricette delle castagne, sia per la tranquillità del luogo, che per l’affabilità dei paesani e la capacità organizzativa dell’Amministrazione Comunale, impegnatasi sempre al massimo con le proprie energie per la buona riuscita della manifestazione.

Breve storia della poesia dialettale nella Reggio del dopoguerra

L’associazione culturale Nonsense presenta il volume “Breve storia della poesia dialettale nella Reggio del dopoguerra” di Emiliano Scappatura, ed. Città del Sole
In uno stile tra il serio e lo scanzonato oltre mezzo secolo di letteratura dialettale che ha accompagnato e descritto la storia di Reggio dalla fine della guerra ai nostri giorni. Dalle invettive di Nicola Giunta alle denunce di Ciccio Errigo, dalle satire di Giuseppe Morabito alle altezze degli ultimi lirici tutto un piccolo mondo letterario viene per la prima volta descritto nella sua storia e nella sua evoluzione, viene valutato nella sua dimensione intellettuale, e tutta una poetica viene analizzata nella sua simbiosi con
cinquant’ anni di storia cittadina. Per la prima volta al di fuori delle idealizzazioni di una piccola mitologia e delle ideologie di una certa critica i nomi e le opere dei poeti reggini vengono restituiti alla concretezza della storia e alla loro dimensione umana per capire e riflettere finalmente nella letteratura che meglio ci ha rappresentato quello che siamo illusi di essere e quello che non abbiamo avuto il coraggio di diventare.
Ne parliamo assieme all’autore sabato 27 ottobre ore 18.00 allo Spazio Culturale Nonsense via Pio XI dir. priv. 33 – Reggio Calabria
Emiliano Scappatura (Reggio Calabria, 1974) s’è creato un discreto numero di nemici nel piccolo mondo intellettuale calabrese con la sua attività di critico d’arte e letterario.
La sua attività di studioso del novecento calabrese unita a una concezione intellettuale che non si presta a compromessi gli ha fatto assumere talvolta interpretazione critiche e posizioni che lo hanno portato spesso in rottura con il mondo intellettuale cittadino che ha in diverse occasioni accusato di essere asfittico e a cui attribuisce complicità varie.
Impegnato intellettualmente in attività critiche con direzioni di mostre, conferenze e scritti, è stato più volte censurato durante la attività giornalistica.

Torna la Fiera della Decrescita

Arriva l’ultima domenica del mese e puntuale ritorna la Fiera della Decrescita, che riprende con l’orario mattutino: dalle 10.30 di domenica 28 ottobre, il prato del c.s.o.a. Cartella si trasformerà in un piccolo bazar, etico e sostenibile, dove si potranno riscoprire gli antichi sapori dei prodotti naturali, sapori ormai dimenticati a causa del monopolio della grande distribuzione con i suoi prodotti “industriali”. Tra le verdure, i formaggi, l’olio, il vino, i prodotti trasformati e le confetture, si potranno trovare anche saponi, rimedi naturali, piccolo artigianato, libri usati e tanti altri prodotti che testimoniano come sia possibile vivere in questa società senza dover sottostare alle logiche del consumismo e del qualunquismo, sostenendo l’autoproduzione e i circuiti “altri”. Sarà possibile anche sostenere la campagna referendaria per l’abolizione dell’art. 8 della finanziaria del Governo Berlusconi dell’8 agosto dello scorso anno (Legge 138 bis/2011) e per la difesa dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.